Gabellina e dintorni

Gabellina e dintorni

“Stazione ottocentesca di dogana estense… poi convertita a stazione di posta e locanda, divenne celebre per essere stata gestita per tanti anni dalla famiglia materna di Cesare Zavattini.
In abbandono per molto tempo, oggi è stata restaurata ed ha ripreso la sua funzione di ostello.”

(D. Canossini -” Le valli del Secchia e l’ alta Garfagnana.”)

“Un tempo tra Gabellina e zone circostanti eravamo in più di settecento, con oltre 6’000 pecore, cavalli, buoi, campi, un albergo sempre pieno di turisti, soprattutto quando a gestirlo c’ era la famiglia del grande C. Zavattini. Cesare era un ragazzino, non era un bravo cameriere… distratto, estroverso, improvvisava spezzoni di commedie, o si metteva a cantare con la sua bella voce baritonale pezzi di romanze…
Il segreto del successo del ristorante era dovuto ai manicaretti fumanti, cotti al punto giusto, al coniglio arrosto…
Di tanto in tanto Cesare tornava quassù. Affabile con tutti, voleva sapere… Ora non viene più… Quassù non viene più nessuno… soltanto lo stato si ricorda di noi con la cartella delle tasse.”

(intervista fatta nel 1982 da U.Gilioli -Librogiornale ,Collagna 1982- ai coniugi Comparoni, gli ultimi due inquilini rimasti delle sette famiglie che abitavano Casa Piagneto: l’ antica caserma che il duca di Modena, Francesco IV, d’ Este fece costruire nel 1832 per i soldati che dovevano sorvegliare la nuova strada -l’ attuale st. 63- che congiungeva i suoi possedimenti emiliani con quelli di Massa e Carrara.)

La Gabellina era un posto di blocco, dove i soldati del duca costringevano i mercanti, se volevano entrare o uscire con le loro merci, a pagare il dazio, o gabella -da cui il nome Gabellina-.

foto-gabellina-1Era composto da 14 camere mentre la casa sulla curva costruita successivamente era una pertinenza dell’albergo con 13 camere. L’albergo della Gabellina è stato frequentato da clientela molto signorile tra cui i proprietari delle cave di marmo di Carrara e i ricchi proprietari terrieri della pianura Padana.

L’ultimo gestore dell’albergo è stato Celio Tronconi che ha chiuso l’attività il 10 Maggio 1976.

Adesso la struttura  ristrutturata è stata adibita ad Ostello mentre la casa pertinente all’albergo è stata ristrutturata e adibita ad abitazione di proprietà della famiglia Sentieri, che ringraziamo per la disponibilità e per le immagini a corredo di questo articolo.

Un po’ di storia

“Gli Etruschi, pacifici ed attivi nei commerci,si erano stanziati in varie località del Reggiano…si erano poi spinti sulle montagne per affrontare i Liguri bellicosi,garantirsi il transito oltre i passi montani, sfruttare le cave di pirite di Valbona, i boschi del Cerreto da cui trarre la legna destinata ad alimentare una fonderia appenninica.
La popolazione etrusca scompare dalla scena emiliana ad opera dei Galli boi, che assorbono in parte l’elemento ligure.”

(G. Badini – Il Cerreto e la sua strada)

Infatti nel II sec. a.c . i Liguri occupavano gran parte del medio e alto appennino, dove si erano ritirati a causa della pressione dei Galli, che dalla pianura padana miravano a occupare le parti migliori della montagna.
Si erano spinti sino alla Toscana, alla Garfagnana, alla Lunigiana, alla attuale Liguria.

“Abitano i Liguri una terra aspra e povera, inoltre conducono una vita faticosa tra i lavori e le molestie continue… essendo la regione coperta da alberi, gli uni tagliano legna tutto il giorno… gli altri, che coltivano la terra, per la maggior parte rompono pietre a causa della eccessiva asperità del suolo.
Nessuna zolla infatti lavorano con gli strumenti senza incontrare sassi. E, pur incontrando nei loro lavori tante angustie, con la forza della consuetudine hanno il sopravvento sulla natura, e, a prezzo di tanti disagi sopportati, traggono solo scarsi frutti… 
Sono magri nei corpi, ma forti… le donne abituate a lavorare al pari degli uomini.
Fanno continue cacce con le quali, catturando molta selvaggina, riparano alla scarsezza dei prodotti. Conseguentemente col vivere sui monti coperti di neve e con l’essere abituati a superare incredibili asperità,sono dotati di corpi forti e muscolosi… Passano la notte nei campi… il più delle volte 
nelle cavità delle rupi e in spelonche naturali.”

(G. Cavalieri – La conquista romana della montagna reggiana)

Sottolinea il prof. G. Giovanelli ne “Il Cerreto delle Alpi”:

“Se non sapessimo che questa descrizione ci viene dal profondo di 22 secoli fa, potremmo attribuirla ai Cerretani del più recente passato, tanto essa vi si attaglia a misura, venendo a costituire la più sicura dimostrazione del legame tra quelle più antiche popolazioni e gli abitanti attuali. Il quadro è completato dalle informazioni economiche che sui Liguri  abbiamo dallo storico greco Strabone. Egli, parlando dei Liguri, li definisce allevatori di cavalli, muli e bestiame in genere, produttori di lane ruvide, di pellami e di miele…Il permanere per tanti secoli di questi modi di vita e di questa economia non solo ci attesta la continuità dell’insediamento ligure, ma anche che queste località alpestri non furono occupate da alcuna altra popolazione, almeno in misura così rilevante da mutarne le caratteristiche. Sicuramente i Romani conquistarono i valichi cerretani per avere libertà di comunicazione tra mar Tirreno e pianura padana, ma mai vi si insediarono.”

I Liguri, dal Cerreto, videro passare Etruschi  e Romani: rapporti pacifici con i primi, ma coi secondi sappiamo di vere e proprie battaglie che hanno avuto il loro teatro anche nelle località cerretane.

In quelle zone si scontrarono altresì Bizantini e Longobardi: i Bizantini (i Romani dell’ultimo impero), per difendersi dai Longobardi, feroci e sanguinari, avevano costruito diverse fortificazioni, come il “castrum” della Pietra, con funzione tattico-difensiva, o i vari “Castelletto”, “Castiglione”, “Castellaro”.

Gli abitanti del Cerreto, persone assai semplici e grandi lavoratori, evidentemente con la tempra dei Liguri, dediti com’erano all’allevamento ed alla coltivazione dei campi, ma soprattutto alla pastorizia, commerciavano lana e animali:  perciò avevano rapporti con Livorno e Pisa (la transumanza li spingeva in Toscana); lì acquistavano quello che la montagna non dava: olio e vino, soprattutto.

Nello “Statuto di Vallisnera” del 1207 scopriamo anche che alla comunità di Verrucola e Fivizzano era concessa l’ esenzione da gabelle e dazi nel transito sui valichi cerretani. Questione sempre molto delicata!
Nei vari territori, nel periodo comunale-medievale, erano stati nominati, da parte dei podestà cittadini, altri podestà minori, che, nel più rigoroso rispetto delle gerarchie e degli umori dell’autorità, avevano il compito di amministrare l’economia, di occuparsi dei rapporti con la popolazione, di vigilare affinchè fossero intercettati sul nascere eventuali tentativi di insubordinazione.
I Vallisneri, nobili di origine Longobarda, signori dell’ omonima località, oscillavano, per puro calcolo di convenienza, tra l’obbedienza al podestà di Reggio o a quello di Parma: era normale che si creassero alleanze e si registrassero scontri di potere tra le famiglie più importanti.

Il Cerreto e i suoi valichi, dove si incrociavano strade commerciali per la Lunigiana e la Garfagnana, ebbero grande importanza anche per le città mercantili della Toscana: da qui l’esigenza di disporre di una “strada” che consentisse di attraversare, con una certa sicurezza, le gole, gli anfratti, gli scoscendimenti. Il problema, dal momento che di un tracciato vero e proprio non si poteva parlare, a causa delle continue slavine, delle condizioni meteorologiche avverse, che facevano mutare l’andamento del tracciato, se lo porranno gli Estensi.

Bisogna però sottolineare che un altro problema andò ad aggiungersi a quello dei collegamenti: quel ricco e abbondante commercio richiamò nella zona banditi e briganti, spesso a causa delle prepotenze e del desiderio di facili guadagni da parte delle grandi famiglie che, come i Malaspina, avviarono la loro fortuna nel taglieggio dei mercanti.

Perciò il podestà di Reggio stipulò accordi con i nobili Vallisneri e Dalli, perchè garantissero, con i mezzi e gli uomini di cui disponevano, la sicurezza delle strade montane. In cambio furono autorizzati alla riscossione del pedaggio.

Tuttavia gli stessi signori feudali, a volte, assalivano i mercanti.

La dominazione estense iniziò con Niccolò III nel 1409 e durò sino al 1859, quando, durante la 2^ guerra di indipendenza, Francesi e Piemontesi sconfissero gli Austriaci, Firenze insorse costringendo l’arciduca Leopoldo II alla fuga, quindi Parma e Modena furono abbandonate dai loro principi, mentre una dimostrazione popolare a Bologna ne faceva allontanare il legato pontificio. In Emilia e in Toscana si formarono dei governi provvisori che cessarono d’esistere nel 1861, con la nascita del Regno d’Italia.
Nel 1859 vennero spazzate via anche le odiose gabelle.

L’antica strada

La strada del Cerreto era una mulattiera, prima del radicale intervento da parte del duca estense nella 2^ metà del 1700.

“Nei feudi di Busana per lo più la strada si perde e conviene mendicarla per coste rovinose e pericolose. Il fondo della strada è inoltre pessimo e scosceso, dove i cavalli non ritrovano modo di assicurare il piede. La situazione di quelle Alpi è tale da non permettere in quella parte di migliorare l’asprezza della strada”

(L. Bolognini, ing. ducale che si occupò della transappenninica nel 1783 – da G. Badini, op. cit.)

Nel  Maggio 1791 si inizia a selciare, lastricare, inghiaiare, per cui c’è un grande accorrere,anche  dalla Toscana, di operai rimasti senza lavoro. Si prospetta un nuovo impulso per il commercio e si pensa di dar vita ad un servizio di muli da Sarzana a Reggio.

Per l’Austria, che aveva una decisiva influenza in particolare sul Ducato di Modena, era estremamente importante creare una strada che mettesse in comunicazione la pianura padana con il mar Tirreno, dal quale si potevano profilare minacce di sbarchi militari da parte dei Francesi…Venne scelta la strada del Cerreto, anche perchè era in gran parte costruita, pur se in condizioni di quasi abbandono.
Nelle intenzioni degli Estensi, inoltre, l’attivazione della via Lunigiana avrebbe migliorato anche le condizioni di vita delle popolazioni, grazie all’aumento del traffico commerciale.
Il commiss. ducale, durante i lavori di sistemazione, fece presente che sarebbe stato necessario istituire un’osteria e un mercato al Cerreto, che consentisse al paese di scrollarsi di dosso un’economia basata sulla pastorizia, che sarebbe diventato sede di commercio, soprattutto per olio, zucchero e caffè e tutto ciò che arrivava da Sarzana.

Nel tracciare il nuovo percorso della strada ducale di C. Monti, ossia del Cerreto Alpi per la Lunigiana, “giocano” diverse cause: innanzitutto la netta conversione della Casa estense alle riforme.
Infatti Francesco III, duca di Modena,si fece contagiare dalla politica riformatrice di matrice illumunistica, che tanto aveva caratterizzato la politica dell’imperatrice M. Teresa.
Ercole, figlio di Francesco III, aveva sposato una tal M. Teresa Cybo, erede del principato di Massa e Carrara, per cui il suddetto Ercole portò alla Casa d’Este il possesso della Lunigiana e lo sbocco sul Tirreno.
Dalla loro unione nacque Beatrice -unica figlia-, che diventerà, grazie agli accordi tra le famiglie, moglie di Ferdinando, il terzogenito dell’imperatrice M. Teresa d’Austria.
Ormai lo Stato estense si andava estinguendo nelle sue radici modenesi e gravitava nell’orbita politica austriaca; sempre più urgente, perciò, la necessità di disporre di strade percorribili dai suoi eserciti, che, dalle Alpi, raggiungessero la Toscana.

L’avvento di Napoleone non cambiò lo stato della strada transappenninica, che rimase abbandonata alle iniziative locali e la via Lunigiana, che doveva essere fatta entro il 1809, non fu mai realizzata; perciò il podestà di Reggio fece presente che il commercio languiva e che solo un’arteria stradale adeguata avrebbe risolto il problema dello stato di povertà dilagante.
Nonostante il decreto napoleonico del 13 Luglio 1805, che prevedeva la costruzione di una grande strada da Reggio a La Spezia, per carriaggi e per vetture.

Dopo il crollo di Napoleone e la Restaurazione, anche gli Estensi tornano ai loro posti di comando e Francesco IV si preoccupa delle condizioni di quella tanto discussa via di comunicazione. Leggiamo da una sua relazione: “la strada del Cerreto è pessima, scoscesa, sassosa…”

Nel 1814 inizia finalmente la costruzione di una strada militare della Lunigiana e delle relative caserme in località “Capanne”: la Gabellina.

Furto del bosco reale

Essendo il Cerreto diventato parte del Comune di C. Monti, Antonio della Palude, il suo podestà, in crisi economica per la costruzione del nuovo palazzo di Bagnolo, vendette il bosco del Cerreto a Francesco IV, in accordo con il barone di Edlingen, suo carissimo amico; costui, un militare tirolese, con spavalda crudeltà, incoraggiò Francesco IV, affinchè organizzasse un piano di acquisto-esproprio di tutti i boschi e delle foreste di proprietà dei Comuni.
Si trattava di un vero furto; inoltre il barone di Edlingen spadroneggiò e ridusse alla miseria tante famiglie.

“Il potere estense è presente nel territorio cerretano attraverso il podestà di Busana; infatti i Nobili del Cerreto, ridotti in difficoltà economiche anche per i problemi legati all’amministrazione feudale, decidono di cedere tutto agli Estensi. Nasce cosi’ la podesteria del Cerreto, con il compito dell’esazione dei dazi e delle gabelle sulle vie che conducono ai valichi di Pradarena, Cavorsella, Cerreto e Ospedalaccio.”

(G.Giovanelli – Il Cerreto delle Alpi)

Il pedaggio

L’origine del pedaggio è anteriore allo “Statuto di Vallisnera” del 1207, che lo riprese e lo codificò cosi’: per ogni passaggio di mercante o pastore si devono riscuotere

  • 12 soldi imperiali per ogni gregge di pecore
  • 1 soldo imperiale per ogni bestia… carica di roba
  • 6 denari per ciascun porco maschio o femmina
  • 3 denari per ogni maialino

Va sottolineato, però, che i pastori locali dediti alla transumanza erano esenti dal dazio per gli antichi privilegi, ma era invalsa l’abitudine di dare al podestà un bel formaggio di pecora per ogni gregge che passava.

Ad ogni mercante che pagava, il podestà rilasciava una “bolletta”, o ricevuta, che attestava il luogo di destinazione; ma questa bolletta si prestava a facili falsificazioni da parte delle organizzazioni di contrabbando; nel 1651 ne venne scoperta una, grazie ad una forma di controllo incrociato con Reggio e Modena.
Inoltre il podestà doveva rilasciare bollette anche per tutte le merci in arrivo o in partenza dalla sua podesteria, ivi compreso il commercio di “panni bigi”, delle biade e dei foraggi delle singole famiglie: per scongiurare il contrabbando, ma anche per “integrare” il suo misero salario.

foto-gabellina-2Bisogna aspettare il 1920 perchè la S.A.R.S.A. effettui il suo servizio pubblico da Reggio a Castelnovo ne’ Monti, poi da Reggio a Sarzana; la vecchia transappenninica diventerà ben presto la statale 63.

Le Ferriere

Tra 1400 e 1500 le fabbriche di ferro si diffusero nei vari Stati, per motivi pacifici, ma soprattutto bellici; anche gli Estensi sentirono l’esigenza di diventare autonomi, per non dover acquistare a prezzi alti gli stessi prodotti.
Il podestà scrisse al duca che si poteva prendere il ferro a Piombino e lavorarlo con un forno costruito a Mulinazzo, “dove Rialbo si immette nel Secchia”; poi lungo l’alveo del fiume si “poteva far trasportare i manufatti su zattere vicino a Modena”; inizialmente la ferriera è affidata ad una potente compagnia di Lucca, ma due anni dopo viene gestita direttamente dagli Estensi, che s’avvalgono di maestranze locali.
Tanto entusiasmo all’inizio, ma poi incuria e “distrazioni” varie impediscono alla nuova attività di realizzare obiettivi interessanti.

Un Commento su “Gabellina e dintorni”

  1. Molto interessante.
    Vorrei approfondire l’argomento per questioni personali, e’ possibile essere ricontattati privatamente?
    Grazie.

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